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A.C.Foen

 

 

 

Classifica Finale 2019-2020

1) A.C. Foen Ciccio
2) Steel Steel United
3) Forza Reggina Hic Sunt Leones

 

Nessuno vuole essere Robin

 

Noi ci siamo arrivati molto prima. Cesare Cremonini, brillante mente bolognese, c’è arrivato nel 2017, diciassette anni dopo di noi. Robin è un nome pesante, un ruolo difficile, un destino da cui sfuggire.

Poteva diventarlo già a 15 anni, il protagonista della nostra storia, quando ancora con pochi fili impertinenti di quella che sarebbe diventata un folto barbone subalpino dandy, il giovane Adriano si è affacciato nel mondo del Fantacalcio sulla scia dell’imponente padre.

Lui era Batman. Il Bruce Wayne di Pedavena, sotto le cui ampie ali scorreva il vento della notte, il caldo Foehn che d’estate scende giù lungo le valli alpine. Il cavaliere oscuro che inondava i fantacampi di verità scomode e recriminazioni, di indicibili sfortune personali e di piccole grandi vittorie.

Era facile seguire le orme del padre, troppo facile. Il fido Robin, l’alleato fedele, sempre un passo indietro, il Principe Filippo dei supereroi. Un po’ ingenuo, avventato, capace di mettersi nei guai per poi farsi salvare dalla figura maestosa del pipistrello notturno. 

Un destino già scritto a cui era difficile sottrarsi. Batman e Robin, quale migliore associazione? Troppo, troppo facile. Arrivare in un hotel sul mare Adriatico – in un ambiente così diverso e lontano dalle consuete e rassicuranti montagne - e sentirsi protetti sotto l’ala, anzi dietro il nick del padre.

“Chi siete?” domandò la giovane receptionist. “Io sono Batman”, disse con la cupa voce del ruolo e un sorriso sornione sotto i folti baffi da pipistrello il padre Maurizio. “Tu, devi essere Robin, allora” rispose con un sorriso beffardo l’addetta al ricevimento, nei confronti di quel giovane apprendista che già quindicenne eguagliava il padre in altezza.

“No, io sono Ciccio”, rispose il giovane Adriano, nello sconcerto generale.

Ci vuole coraggio nella vita. Anche a scegliere il nick a soli 15 anni. Ciccio, chissà perché: il rifiuto del destino e dell’autorità paterna, la voglia di ribellione tipica dell’adolescenza, quell’insana follia che porta ad associare il proprio nick ad altro giocatore (indimenticabili i sorteggi in cui capitavano insieme Franco e Ciccio), la forza di volontà nel non cedere alle pressioni della famiglia che avrebbe preferito un appellativo più consueto come “Sciamannato”, nome con il quale nel tempo verrà riconosciuto anche sul forum e nelle chat.

E soprattutto, nel tempo, ha dimostrato la voglia di muoversi sulle proprie gambe. Quelle gambe che lo hanno visto già da ragazzo alzare muraglie difensive sul campo di calcetto, portando lo scalpo in marcatura di nomi ben quotati e, sfortunatamente per loro, decisamente più avanti negli anni. Quelle gambe che lo hanno portato a spostarsi dalle strade delle strade della piccola Foen, nella provincia bellunese, fino alla City nel cuore di Londra.

Il palmares di Ciccio – a noi piace chiamarlo così – era… ehm…  discreto, fino a qualche anno fa. In quasi due decenni ha portato a casa un paio di vittore di girone e diverse promozioni. Esattamente come il padre dalle ali dentellate.

Dev’essere stato lì, in uno degli ovetti del London Eye nel quale era solito rifugiarsi, che ha capito che qualcosa di lì a poco doveva cambiare. Vedeva lo Shard schizzare verso il cielo, non poteva restare ancora giù in terra. Soprattutto alla luce degli inquietanti sviluppi del 2020.

No, miei cari legaforummisti, non sto parlando della Pandemia che ha sconvolto le nostre vite. Non sto parlando di chissà quale evento climatico o sociale del quale al momento non ricordate i dettagli. Mi riferisco semplicemente a tutto ciò che un mancato Robin MAI avrebbe potuto accettare di buon grado.

Nel 2020, il padre vince una Coppa, La Masters Cup, staccandolo nettamente nel palmares familiare. E lì, nelle notti insonni vegliate al lume del rancore (fantasportivo), che decise di cambiare il suo destino e di costruire la squadra giusta.

Certo, giusta è un parolone.

Portieri a malapena decenti (Meret più in panchina che in campo, Silvestri che ha fatto bene solo la prima metà di campionato e Perin che… vabbè devo proprio dirlo?)

In difesa un big (De Vrij) e taaaaanti comprimari ai quali non lasceremmo difendere nemmeno il porcellino con i risparmi dei bimbi.

In attacco un buon giocatore incostante (Lautaro), una promessa che si è svegliata in zona playoff (Vlahovic), un Rebic che ha ben giocato - si e no - una decina di partite e tre iradiddio che avrebbero potuto solo far male alla squadra che li avesse schierati (Caputo, Lammers e Orsolini)

Ma, come diceva un saggio dalla parte opposta dell’arco alpino: ”se l’attacco vince le partite, è il centrocampo che vince i campionati”. E così, in una zona nascosta di St. James Park, è apparsa una statua di un giovane ucraino dallo sguardo subdolo: Malinovski, che con un playoff impeccabile ed una serie di 7 partite incredibili ha asfaltato quasi da solo la resistenza delle squadre avversarie: Due gol ed un assist all’Armata Brancaleone nei quarti; Un gol e un assist in semifinale contro Miami Shiarks; Il solito assist con prestazione monstre in finale contro Steel United, che pure lo aveva preceduto nella regular season.

Con il fido scudiero Hakimi, le fiammate di Mhkitarian e Calhanoglu, la regolarità di Brozovic e le fortunate imbeccate di Lazovic e Miranchuk, ha trascinato la squadra in vero e proprio cammino regale e senza pietà, con 18 gol fatti e 6 subiti, nelle cinque partite della fase finale. Un rullo compressore che ha portato quel ragazzo mingherlino della periferia di Feltre fino alla cima del fantaolimpo, dal quale dirà al padre: “Ho vinto la Lega Forum! Adesso tocca a te inseguire!”

E il padre, pur non ammettendolo mai pubblicamente, nasconderà un grande sorriso sotto l’ampio baffo che non c’è più: “Bravo figliolo, pensa che avresti fatto in questi anni se ti fossi chiamato Robin!”

 

COMPLIMENTI, ROB… ehm… CICCIO

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