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   Classifica Finale 2017-2018

 

 

 

 

1° Real Mafra (Stef)

2° Kilkenny (Cliath)

3° Jeeg Robot (Hiroshi Shiba)

 

 

 

Stef

 

 

Cliath

     

 

 

 

 

Hiroshi Shiba

 

 

 

La Casa de Caramel

 

(liberamente tratto da “La Casa de Papel” - NETFLIX, rigorosamente Spoiler Free)

 

 

Il Cartolaio li aveva selezionati uno per uno, in otto, ognuno con qualità differenti e qualche piccolo problema da risolvere. Facevano parte del “Grupo-A”: non si conoscevano, non dovevano conoscersi, non dovevano intraprendere relazioni fra di loro. Tutto quello che dovevano fare era riuscire ad entrare nella Casa de la Copa e portarsi a casa LA Copa, sottraendola agli altri grupos, attenendosi allo scrupoloso piano del Cartolaio, che dall’alto del suo archivio segreto, laddove tutto si vede, tutto si conosce e tutto si calcola, li avrebbe protetti e difesi in ogni possibile evenienza. Ed aveva preparato tutto nei minimi particolari.

Si diedero dei nomi di città, per identificarsi:

Matera”, esponente di spicco banda operativa, perché era stato l’ultimo in grado di rubare la Copa, sgominando nella sorpresa generale un intero Impero galattico specializzato in incursioni.

Kyoto”, il vincente, braccio destro del Cartolaio stesso ed a capo delle operazioni sul campo; aveva un passato lontano da vincente, la sua specialità era ormai sfinire gli avversari per annegamento, come gli ha insegnato un antico maestro gallese.

Grosseto”, dal nome della città di adozione, il cecchino del gruppo, celebre per le capacità venatorie (si narra che un tempo, mentre il resto dei compagni di caccia si dileggiava con pesci dalla strana forma, riuscì a trafiggere un’aquila dritta al cuore).

Roma”, l’Archistar del gruppo, colui che già da una buona inquadratura riusciva a scovare i punti deboli degli edifici da assaltare - possibilmente via mare - ed accompagnando le detonazioni degli esplosivi con il sottofondo della Sonata al chiaro di luna di Beethoven.

Alba”, il leader carismatico, il veterano, il generatore seriale di copie di sé stesso, il mediatore del gruppo, colui che riuscirebbe a far vendere la propria anima anche a chi non ce l’ha.

Brescia”, il casinista con un tic verbale. Aveva – fiiiiga - uno dei ruoli più importanti e delicati - fiiiiga -: portare le birre e tenere - fiiiiga – alto il morale alto della truppa. Fiiiiga.

Acque internazionali”, il marines del gruppo, addetto alle armi e alle tattiche di assalto, che curiosamente preferiva non identificarsi con un unico luogo.

E infine c’era lui: il gioiello, la punta di diamante, quello che ormai tutti denominavano “il prescelto”. Il suo nome in codice era “Caramella”, non propriamente una città, ma come nel caso dei grandissimi per lui le regole potevano essere interpretate (si giustificò dicendo che Caramella era il nome di un quartiere della sua Crema, sulle rive del fiume gommoso). Riassumeva in sé tutte le migliori prerogative dei compagni di squadra, con in più il sorriso sprezzante di chi riusciva ad ingoiare la mitica Fizzy Cola della Haribo in 3 sole mosse. Peccava solo un po’ di mancanza di umiltà, pare sia stato visto la sera prima dell’assalto in groppa ad un leone sul ponte principale di Monza, ma era la sua stessa storia a parlare per lui. Il colpo era nel suo destino, la Casa de la Copa nel suo futuro, una Morositas nel suo cuore.

L’assalto alla Casa aveva regole chiare e doveva seguire un iter meticolosamente preciso: tutti avrebbero dovuto contribuire ma solo in due avrebbero avuto il privilegio di entrare. Il Cartolaio mise tutto il Gruppo A insieme in un unico luogo, gestito da un amico legato ai poteri forti, Cerezos detto “spread” per la sua recente vena filoteutonica; da quel luogo, oltre sei mesi dopo, sarebbero dovuti uscire fuori i due nomi per l’offensiva. Ad ognuno di loro vennero assegnate delle carte da giocarsi. Le più pregiate, “Icardi” e “Immobile” appartenevano a Grosseto e Kyoto, Roma aveva la carta “Higuain”, che però non fu miracolosa come in passato, Matera puntava ancora sulla carta vincente dell’anno precedente “Dzeko”, Acque internazionali aveva invece sbagliato del tutto il cavallo su cui puntare: il giovane “Belotti” infatti si era proprio rivelato un brocco. Brescia e Alba avevano creato delle squadre equilibrate pur senza carte pregiate. E Caramella, chiuso nel suo guscio Alpenliebe mou, dichiarava tranquillo “tenete voi le carte pregiate. Io ho la “Berardi” e mi basta!”, suscitando ogni volta le risatine dei colleghi. Il cartolaio li vedeva crescere come gruppo e come forza. E Caramella aveva sin da subito una Hela in più degli altri.

Ciò che il Cartolaio non sapeva era che in un luogo lontano qualcuno li stava già tenendo d’occhio.

L’ispettore Cliath “Kenny” O’Kil, a capo della difesa del palazzo più protetto del paese, dove era custodito il bene più prezioso, sapeva già della pericolosità del Cartolaio e immaginava la meticolosità del suo piano e reagì sin da subito approntando le difese opportune. Sapeva anche quando il grupo-A avrebbe sferrato l’attacco da più posizioni e si sarebbe fatta trovare pronta nel cercare di difenderla, anche se in cuor loro, tutti avrebbero voluto possederla (la Copa), persino lei stessa.

La selezione fu particolarmente dura.  Solamente Acque Internazionali e Matera, quest’ultimo visibilmente appagato e colpito senza scampo dalla più potente delle maledizioni, si ritirarono quasi subito dalla contesa, fornendo un diversivo e le armi per l’assalto. Gli altri lottarono, fecero quel che poterono, ma Caramella mise subito le cose in chiaro, masticando una Dufour al gusto di amara vendetta: era il più forte, lo sapeva e non mancò di dimostrarlo già alla prima occasione: al primo scontro, il punteggio più alto a tramortire una grande prestazione dell’avversario - una prova di forza da 5-4 su Kyoto, 179.666 punti in una sola partita da record - e poi la media migliore non solo del suo gruppo, ma anche di tutti gli altri. Caramella legittimò il suo ruolo di Prescelto e Kyoto stesso, che conquistò la seconda posizione dopo una serrata lotta con Grosseto, comprese immediatamente di non poter aspirare a qualcosa di più che il ruolo della spalla, che avrebbe lasciato il palcoscenico al compagno più quotato.

Così Roma studiò le mappe dell’edificio, Grosseto e Brescia distrassero le guardie, con la seduzione e la goliardia, e Pit aprì il varco frontale (ancora una volta) con una dimostrazione gratuita di giochi pornografici per giovani calciatori di provenienza Uzbeka. Così fu un gioco da ragazzi per Caramella e Kyoto addentrarsi nell’ingresso principale della Casa de la Copa e prendere in ostaggio gli 83 dipendenti, fra membri effettivi e turisti in lista d’attesa, presenti nell’edificio.

Quando fu chiaro che Caramella aveva intenzione di non farsi scappare il bersaglio grosso, Cliath radunò le sue forze nel centro operativo, con l’aiuto del generale Gibius dei servizi segreti, iniziò una lunga trattativa direttamente con il Cartolaio (visibilmente imbarazzato nel chiedere all’ispettore O’Kil: “Come sei vestita? Qual è il tuo XMed?”) per salvare Copa e ostaggi. L’unico modo per fermare il colpo era bloccarne la mente, tagliando le comunicazioni fra lui, Himiko e Caramella, che magari da soli, in una serie di uno contro uno, potevano essere ancora affrontati. Purtroppo non era così semplice, ma lattica possibile era una sola: divide et impera.

Per cercare di fermare gli esponenti del Grupo-A, l’ispettore Cliath studiò una strategia diversificata: mandò ad affrontare Caramella e Kyoto, l’atletico e schivo Lupin e l’Antica fenice, un gigante pavese dalla perenne aria vacanziera e dal misterioso acronimo; dall’altra parte, invaghì la vanità del Cartolaio con un obiettivo alternativo che a lui ancora mancava, il “La Copa de los Masters” nascosta nell’edificio posteriore della Casa de la Copa, in una zona sotterranea completamente schermata dove potesse perdere i contatti con la squadra d’assalto principale, mettendogli inoltre sulle tracce la Giovane Fenice e due fidati alleati, l’Orso e il Tr’mon, con il quale egli aveva più di un conto in sospeso.

Il Cartolaio, che già aveva avuto per sé la Copa per ben tre volte, non era mai stato particolarmente invaghito di questa giovane ed innovativa Copa de Los Masters, tuttavia era comunque stimolato dall’idea di conseguire un ulteriore trofeo. Tentennò giusto un attimo mentre si trovò ad affrontare l’Orso Grasso, una notevole bestia pelosa che riuscì con qualche difficoltà a domare. All’ingresso principale, Berardi e compagni aiutavano il Caramella a sbarazzarsi del ladruncolo partenopeo, in un vortice di liquirizie candite, mentre lo Scudiero Kyoto “passeggiava” con una tale veemenza sulla blanda opposizione della fenice antica che questa, stavolta, non trovò la forza di risorgere dalle proprie ceneri.

Il Caramella e Kyoto erano ormai a pochi passi dalla sala centrale, sempre più convinti di potercela fare, forti dell’appoggio degli ostaggi che iniziavano anche a fare il tifo per loro. Il Cartolaio li stava guidando sempre con maestria, suggerendo loro di dividere nuovamente le strade dei suoi paladini alla biforcazione dello scalone d’ingresso della grande Sala de la Copa, per renderne più difficile l’individuazione. Kenny O’Kil aveva solamente una carta da giocare: scendere in campo personalmente, lasciando il comando delle operazioni al generale Gibius -  una figura leggendaria altrimenti nota come “Il presidente”, “l’ex segretario”, “Treccani umano” -, e pianificando insieme il secondo attacco agli invasori.

Il Cartolaio fu così raggiunto in cima alle scale che scendevano nel seminterrato dell’ala Masters proprio dal suo più acerrimo contendente, il Tr’mon che lo aveva mortificato in fase di preparazione e superato nettamente lungo il percorso di avvicinamento. La forte personalità del pugliese stellato cinque volte, caricò ancora maggiormente la determinazione del Cartolaio, rendendo per lui la Copa del Los Masters un obiettivo prioritario.  mentre nella parte centrale fu sguinzagliato lo scaltro Peci Uno Va, abile da sempre nel far sillabare in modo creativo il proprio nome agli avversari e sconfiggerli durante il loro incaponimento.

La battaglia infuriò in entrambe le aree dell’edificio. Nel retro, il Cartolaio tirava subito fuori dal cilindro la carta “Schick” per irridere l’avversario, sconfiggerlo e trovare così il tempo di dirigere un’ultima volta i suoi protetti prima di incamminarsi verso il trofeo. Mandò Kyoto al piano inferiore e il Caramella nella a lui più congeniale “Ala Sperlari”. Con suo enorme dispiacere l’ispettore Cliath entrò a contatto con Kyoto, mentre il Pec Iun O Va finì di fronte al Caramella.

Il Cartolaio conosceva a menadito la tattica dell’ispettore Cliath e così Kyoto, eseguendo gli ordini, fece un piccolo capolavoro nel primo scontro, anticipando ogni mossa dell’avversaria e rendendo inoffensiva la sua tattica; allo stesso tempo Caramella, come un rullo compressore zuccherato, travolse sin da subito il malcapitato P’eciu no va, giocando al momento giusto con la carta “Koulibaly”, famosa per far credere all’avversario di aver già vinto, per poi farlo sciogliere come neve al sole viola alla prima occasione successiva.

Ma l’ispettore Kenny aveva una scorza molto dura. Approfittò di un momento di distrazione del Cartolaio, un buco di comunicazione mentre quest’ultimo apriva la porta della “Grande Sala delle Giovani Competizioni dal Radioso Futuro”, il cui nome era scritto su un foglio di carta intestata Fox-Entertainment-Solutions-System-Overruled, ormai ingiallita dal tempo, e di fronte all’incertezza di Kyoto, gli assestò un triplice colpo fatale, cadendo poi stremata dalla fatica. Pare che Kyoto, sul punto di capitolare le disse: “Ispettore, ha vinto. Ma non potrà resistergli, io dovevo solo stancarla. Ho compiuto la mia missione. Il prescelto… non riuscirà a fermarlo”. Rialzatasi, l’ispettore Cliath riuscì a liberare gli ostaggi che restarono in Bar malfamato dei paraggi - uno strano posto in cui tutti sentivano il bisogno di litigare e spesso uno solo aveva ragione. E in cui tutti erano convinti di essere quest’ultimo – il luogo giusto per commentare la conclusione della grande caccia alla Copa.

Così mentre da una parte il Cartolaio vedeva ormai la sua ultima preda difesa solo da una giovane fenice, giovane ed incazzata, perché già all’assalto dell’anno precedente aveva cercato di difenderla senza successo, nel salone principale della Casa si trovarono finalmente di fronte la stanca e determinata Kenny O’Kil e il Caramella, fresco come un buco con la menta intorno, che sembrava essere arrivato fin lì passeggiando.

Il Cartolaio aveva ancora un’alternativa, puntare la Copa de los Masters che avrebbe completato la sua bacheca, sfidando la giovane fenice nel sottosuolo schermato o fare un passo indietro e guidare Caramella nell’infierire sui punti deboli della sua avversaria finale.

Saper essere un capo è una virtù. Ma lo è anche fidarsi di chi si è formato sotto il proprio mantello. Così l’ambizione trovò un ulteriore spazio vitale in lui e lo spinse a cercare di prendersi quell’ultima Copa che gli mancava. Ci riuscì; in una sfida senza esclusione di colpi che vide capitolare anche la giovane fenice abbattuta solamente con un inatteso colpo supplementare, la carta dal caratteristico nome “rompesuerte, che lo portò a vincere con tanto di sberleffo postumo all’avversario.

Questa mossa portò il “Prescelto” Caramella a giocarsi lo scontro finale senza supporto esterno, e con le Zigulì appena finite, contro l’ispettore, che era pur debilitata, ma disposta a giocarsi tutte le sue carte fino all’ultimo.

Ma qui, finisce la nostra storia. Non c’è un lieto fine, non c’è un equilibrio, non c’è un colpo di scena, c’è solo l’effetto annichilente della la forza bruta e quindi… c’è solo un vincitore ed è quello che tutti pronosticavano, dal Cartolaio all’ultimo dei Melchiadiani.

L’ispettore Kenny si dovette arrendere quasi senza lottare, sovrastata e, seduta mestamente osservò il Caramella, tronfio come un fruttino, sollevare finalmente il trofeo più ambito.  

La Casa de la Copa è diventata La Casa de Caramel.

Il Caramella, poco prima di allontanarsi con la Copa si presentò: “Stef è il mio nome” - rivolgendosi all’ispettore Cliath ancora a terra mentre si ricongiungeva con il Cartolaio in un vigoroso abbraccio Tabù, anch’egli con la sua Copa de los Masters in mano – “Ricorda queste parole a tutti:

 

«STEF – REAL MAFRA HA VINTO LA LEGA FORUM!»

 

E non dimenticarlo, Bella… ciao!

(bella ciao, bella ciao, ciao, ciao!)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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