Con gli occhi rivolti alle prime luci dell’alba,
quando ancora la cittĂ pascolava lungo il viale del sogno e solo il rovente
respiro dei forni accesi rompeva il silenzio, il Panificatore materano
impastava il suo destino.
Non era un pane qualunque quello che cresceva
sotto le sue mani: era il “Bambino”, dieci chili di crosta
dorata e gloria fragrante, oltre 70 cm di strabordante bontĂ che lo rendeva
una creatura antica, pesante come una promessa mai mantenuta e maestosa
come uno stendardo di guerra da sventolare lungo lo stivale
Per anni gli avevano detto che il bambino
non sarebbe mai diventato IGP. Troppo enorme. Troppo ambizioso. Troppo
diverso.
Ma lui continuò.
Nel lungo pellegrinaggio della stagione regolare
affrontò i Custodi dei Forni Regionali.
Per primo arrivò il Profeta di Colleferro,
che difendeva il suo regno brandendo una ruvida pagnotta,
dura come le sue sentenze.
Poi fu il turno del Bancario di Martina
Franca, avvolto dal profumo dolce dei taralli,
lanciati come bocce verso la fortuna, ripieni di calcoli, superstizione
e interessi di mora.
L’agente bresciano si presentò
invece con una severa chisöla, semplice e inflessibile
come la il manganello da cucina con cui l’impastava.
Dall’altra parte del tavolo parlava senza
sosta l’Interista monovedente, che agitava una fumante
michetta, leggera all’apparenza ma impossibile da sostenere
quando iniziava a gonfiarsi accanto alla sua controparte dalla doratura
biancorosanera.
Poi venne la volta dei due folkloristici
pagnottari della capitale, una coppia di fatto che gestiva il
suo doppio forno tra urla, ironia e fiumi di vino versato come lacrime
senesi, armati di croccanti maritozzi dolci.
Infine, l’avversario più ostico, apparve
come il Milanese DOC, il giĂ certificato, elegante come
una vetrina del centro, con in mano un impeccabile panettone artigianale,
convinto che stile e blasone sarebbero bastati.
Ma il Panificatore resistette a tutti, osservando
il suo Bambino superare la prima fase in scioltezza.
E quando le prime farine della stagione si
posarono sul tavolo da lavoro, ormai stanche, iniziò la fase ad eliminazione.
Altre tre decisive sfide lo separavano ancora dal trofeo IGP
Venne e cadde per primo il decadente Educatore
del Sangro, custode malinconico di antiche glorie e sonore imprecazioni,
forte delle sue dure coppie di ferratelle, sottili come
sogni di gloria destinati a spezzarsi.
AttaKonè, disse il nostro eroe materano…
e l’avversario si sciolse come sotto una colata di caldo kebab.
Poi fu il turno del prode catanese
che, benché incautamente trapiantato a Milano, non perse le sue caratteristiche
di tattico sofisticato, affrontando la semifinale con la dolcezza ingannevole
delle minne di Sant’Agata, eleganti e letali. Fu un avversario
duro, niente affatto male(n), tanto che ci vollero dieci farine aggiuntive
per averne la meglio.
Ma l’ultima battaglia apparteneva a un’altra
dimensione. In finale il Bambino doveva scontrarsi con il panificatore
campione uscente, il vincitore contro tutti i pronostici, il
cavaliere nero della quinoa, lo spietato MoliseSlayer, lo Spettro del
monte Conero.
Nessuno ricordava piĂą davvero il suo volto.
C’era chi diceva si nutrisse soltanto di nebbia, farina ai 5 cereali e
sconfitte altrui. Chi sosteneva apparisse ogni anno per divorare i sogni
dei favoriti.
Davanti a lui, sul tavolo del destino, riposava
una misteriosa crescia, calda come brace e antica come il monte da cui
proveniva.
Il Panificatore di Matera entrò nel forno
sacro con le mani sporche di farina e intrise di fede. Il bambino, dietro
di lui, ancora legato con robuste corde al tetto della vecchia Pandina
del ’91 con cui partì anni prima da Matera.
Non fu una grande battaglia, cercarono entrambi
di non far peggio dell’altro, di sopravvivere, di mantenere la fragranza.
Il bambino attese nuovamente che si scolorisse il Male(n). Resistette
alle Paz(zie) del caso.
Colpì, anche stavolta con le farine aggiuntive,
impugnando una Barella rediviva. E quando l’ultima sirena tacque, il
Bambino fu proclamato IGP.
Le campane suonarono.
Le pale dei contendenti si alzarono verso
il cielo come spade. Il popolo festeggiò il primo uomo capace di conquistare,
nello stesso anno, il titolo IGP e, poche settimane prima, il Masters
DOP Due trofei. Una sola leggenda.
Da allora, nei racconti tramandati davanti
al fuoco, non lo chiamano piĂą panificatore. Lo chiamano Il Padre del Bambino
Lo chiamano
GIOSCHI
Il cetriolo globale
Il campione della Lega Forum 2025-2026
A.F. |